dal 18 al 23 marzo al teatro Parioli di Roma Naftacafè – ingresso unico 2 €
Archivio per Marzo 2008
La fine del petrolio come fine del patriarcato
Marzo 14, 2008Tag:donne, eventi roma, femminile, globalizzazione, multietnico, petrolio, spettacolo, spettacolo roma
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Naftacafè – dal 18 al 23 marzo al teatro Parioli di Roma
Marzo 6, 2008
Alba Maria Ungaro Bartolipresentauna produzione ArteStudio
LA COMPAGNIA DEL CANE PEZZATO
naftacafè da Bachmann Panikkar EliotProgetto e Regia RICCARDO DELLA PIETRA con RICCARDO DELLA PIETRABENEDETTA MONTINIALI SOUDILAURA SAMPEDROAPO ZUVERICGAETANO CAMPOCAMILLA BERTINIABEER ABDUL SALAM ABDULLAHROBERTO MARINELLISINI NGINDU DINDANDAMARCO BARSOTTILAURA CIZMIC e con MARCO MORO percussioniLUCIANO COLOGGI, chitarraISIDORO SANTORO, sax tenoreMAURIZIO LAZZARO, oudGIANLUCA PIZZORNO, bassoROSITA IPPOLITO, viola da gamba Scene, costumi, disegno luci FERDINANDO AMMOREMusiche ROCCO CUCOVAZDirezione tecnica e assistente alla regiaDANIELE CAPPELLIAssistente alla messa in scenaGIACOMO COLTURANI FotoMAX BIENATIUfficio Stampa ALESSIA RABACCHI Si ringrazia il MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, il MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI, IL MINISTERO PER GLI AFFARI ESTERI, L’UNIVERSITA’ ROMATRE il DAMS, il DIPARTIEMNTO DI SALUTE MENTALE DELLA ASL ROMAB, LA CITTA’ DI TIRO IL CAMPO PROFUGHI DI BURJ ASH- SHAMALIUn ringraziamento particolare al TEATRO PARIOLI, la DIREZIONE ARTISTICA, l’ Organizzazione e l’Ufficio Stampa, i TECNICI. Un progetto ARTESTUDIO con LA SCIMMIA INAPPUNTABILE, MUSES, NAFTA HOTEL, LA COMPAGNIA DEL MEDITERRANEO, KING KONG STUDIOS naftacafè Storia dell’ultima pompa di benzina prima del deserto. L’ ultima goccia di nafta e l’ultimo pezzo di carbone prima del declino del patriarcato e la fine dell’epoca dei combustibili fossili. Prima di mettersi in viaggio gasolio e canzoncine, esercizi filosofici e filastrocche.Scene, musichette, stupidaggini e necessità in una perfomance extraurbana africana, siciliana, araba dove gli accampati di un tempo inesistente abitano un paesaggio contemporaneo segnato dalle mappe dei pozzi petroliferi in estinzione. Con vecchi intriganti e nuovi sapienti, e tutta intorno una folla di miseri e diseredati che aspettano la voce degli angeli e intanto assaltano con le loro mani sporche il nostro bancone degli aperitivi, dividendosi invece dell’oro nero la sabbia delle discariche. Insomma, al tempo del passaggio delle genti, una compagnia teatrale meticciata si fa battello e diventa mestiere del cammino. Come i poeti che andavano cantando. Tutto comincia con una rincorsa audace fino all’africa, all’india; fino a dove l’oriente comincia con l’occidente, fino a dove l’ occidentalismo si mischia e si divide dall’ islamismo. “Pour une poetique de l’evenement” traduciamo a teatro “per una poetica dell’evento”.La performance è un mosaico musicale che comincia dalle migrazioni delle anguille. Una borsa che pazientemente custodisce e seppellisce storie. Un breviario teatrale per attore, musicista e caffè. Una prova. Il silenzio prima della parola, il racconto prima del discorso, la pagina bianca prima dello scritto, il vuoto prima della forma. La vicenda mette assieme i segni e le tracce di una mappa del nostro tempo dove tutto ormai è sconosciuto. I personaggi segnati sul muro sono sono la dea guida della strada, la ragazzina che legge il volo delle cicogne e le maree, il filosofo, il capocomico che balla l’ Acapulco di Elvis Presley, quattro fratelli nati tutti in fila, lo stupito e la stupita. L’incertezza allora, il lavorìo artistico rispetto allo spettacolo, la relazione invece che l’esibizione. Il pozzo di petrolio, diventa un luogo di passaggio e di incontro fra oriente e occidente. Nascere e morire, mischiarsi con consapevolezza. Come il mare che mischia l’acqua col sale e si inchina ai piedi e alla pazienza del monaco Ireneo che tenta pazientemente la cura degli uomini. E intanto al riparo del gioco del teatro, gli attori si mettono alla prova e arrischiano la vita; si raccontano e si innamorano, si perdono e si trovano, si feriscono per finta e muoiono per davvero. E’ sicuro che dal dentifricio all’ombrellone, dalla pappa al cimitero, strada dopo strada dipendiamo in tutto e per tutto dal petrolio. Così come è sicuro che prima o poi finirà. Non si è ancora esaurito, il petrolio, nonostante il grande consumo, forse non abbiamo toccato il picco, ma sappiamo pure che l’età della pietra non è finita perché sono finite le pietre. La fine del petrolio diventa così in questa performance di teatro attuale l’atlante del nostro tempo a venire. Dove in un campo aperto, spazzolato dalle parole dei filosofi e dei poeti, i nuovi abitanti dell’incertezza meticciano oriente e occidente, lingue e sottane, sigarette e benzina. La fine dell’epoca dei combustibili fossili e la fine del patriarcato nel crepuscolo della cultura sensistica, ci impongono un cambiamento di paradigma. Dal pensiero lineare, analitico che analizza e categorizza, dobbiamo andare ad una conoscenza intuitiva, diretta olistica e non intellettuale della realtà.
Tag:ecologia, energia, eventi, globalizzazione, novità, parioli, petrolio, roma, sociale, spettacolo, teatro, video
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